LIBERTÉ

BLOG - by Sandy

Noi come Suzon

17 Giugno 2020, Edoardo Bersano

La nuova realtà indotta dalla pandemia causata dal 2019-nCov, ora scientificamente chiamato come SARS-Cov-2, mi ricorda lo sguardo di Suzon ne "il bar delle Folies-Bergères... Non sia che Manet dopo 140 anni continui ad essere attuale?!
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Ogni volta che guardo questo bel quadro, mi perdo. Mi perdo nel vedere il riflesso la folla di avventori che beve, parla e se la ride, mi perdo guardando la lunga scia di lampadari che vien giù dal soffitto, mi perdo nello sguardo di Suzon. Non posso negare di essere un po' sociopatico: al supermercato ma anche in luoghi molti affollati mi viene un tal mal di testa da rendermi assai difficile il pensiero critico... E con questa penso che anche la nostra Suzon lo fosse un pochino: persa in un mare di suoni e di rumori provenienti dalle parole e dalle gesta di ubriaconi ricchi della Parigi bene dell'800 mentre cerca di compiacere invano all'uomo dai grandi baffi, penso anzi spero già ammogliato (o come direbbe il nostro primo ministro congiunto), che le sta chiedendo chissà quale drink dalla difficile preparazione. Io in quella "ragazzotta di paese ancora paffutella, evidentemente abituata alla semplicità" quale è per RaiArte Suzon vedo me stesso non solo durante una gita al supermercato ma anche e soprattutto durante l'epidemia di 2019-nCov: tutti noi siamo stati resi impalliditi, rimbambiti o quasi paonazzi dall'ascolto dei numeri dell'epidemia proprio allorché (quando: almeno nel linguaggio verista di Verga, ndr) nel Bel Paese quella linea quasi infinita dei contagi non sembrava ancora essere arrivata al culmine. Certo... Non potevamo avere quelle belle roselline poste sul petto e al confine della tasca della camiciuola pesante ma è altresì sicuro come noi eravamo dispersi mentalmente in una terra lontana senza più futuro né speranze... Tutti chiusi in una propria bolla grande abbastanza da ospitare il corpo di ciascuno mentre fluttuava in un universo di materia sconosciuta senza raggi di luci visibili ma con la sola certezza che sarebbe dovuto passare molto tempo prima di poterne uscire per rientrare sull'amata Terra, un po' diversa da come la si era lasciata 108 giorni prima. Alcuni di noi, magari i più gai, avrebbero potuto essere accompagnati da una moltitudine di quelle bottiglie dall'etichetta bianca con un triangolo rosso contenenti Bass Pale Ale66, una birra inglese, se solo fosse ancora commercializzata. Altri tra noi italici potrebbero aver voluto coltivare un paio di piantine, come le rose di Manet e le ninfee di Monet, se solo si fossero potute comprare dopo i famosi DPCM restrittivi di Conte... Altri ancora avrebbero potuto mangiare molti agrumi se solo non fossero costati talmente tanto da superare il limite di tutti i tirchi d'Italia... Ma molti, in realtà moltissimi, non potranno più indossare una di quelle camicette molto strette sulla vita a causa di quello che hanno mangiato, almeno fin quando non si metteranno a dieta. Insomma: Suzon, con il suo sguardo malinconico ma speranzoso, è il riassunto di tutte le nostre vite durante il lockdown e il lockdown può essere rappresentato come lo sfondo pieno di frenesia che vediamo nel "Bar delle Foiles-Bergéres" di Manet, almeno secondo me. Bye, bye. Sandy
P.S.: per ora e senza ferie mi dedicherò sia al corso CS50 che alla lettura di alcuni classici più o meno grossi come la storia di una Capinera e il ritratto di Dorian Gray. Miaoooo!
P.P.S.: il mio blog ha da poco compiuto un anno! Auguri :)