LIBERTÉ

BLOG - by Sandy

Le parole latine della speranza

15 Aprile 2020, Edoardo Bersano

Un viaggio alla scoperta dell'etimologia delle parole che più di tutte vengono utilizzate al tempo del coronavirus
Immagine allegata all'articolo

Dall'idea della prof. G.Teri · Da ormai più di un mese, moltissimi italiani sono chiusi nelle loro case in attesa di un calo dei contagi. Vivere in casa e non poterne uscire può significare stare stretti, perdere un poco della libertè individuale, sentirsi chiusi; la prima parola che dunque propongo è angustus: dalla stessa radice indoeuropea heng- derivano anche il verbo ango ovvero stringere, soffocare ma anche tormentarsi, e una delle parole più spaventose per ognuno di noi: anxius, ansioso. Ansia che spesso porta al timore, dal verbo latino timeo, che nello stesso tempo è riassunto con il suo contrario, ovvero quella che noi chiamiamo speranza, nel sostantivo spes che risulta dunque essere una vox media. Dalla stessa radice di spes, identificata in speh- dagli studiosi e traotta come prosperare, derivano il verbo sospes, ovvero quello che tutti noi vorremo essere tra poco tempo: sani, salvi e fuori pericolo, e l'aggettivo della prima classe prosperus, prospero, felice o fortunato. Felicitè e, magari, buon umore sono secondo gli scienziati anche alcuni dei fautori della salus, salute o salvezza... E questa può essere intesa come salvezza individuale o di tutto il gruppo: la prima, si comprese giè 10 000 anni fa passando dall'uomo raccoglitore-cacciatore all'agricoltore, non funziona bene mentre la seconda sì. Dalla stessa radice indoeuropea ipotizzata, ovvero solh- che è traducibile forse con pienezza, nasce anche l'aggettivo solidus che, almeno in questo caso, non è la ricca moneta d'oro bensì identifica la compattezza e la robustezza... Da questo termine deriva infatti l'italiana solidarietè che mi piace dunque vederla come una guerra combattuta tutti insieme: è quella stessa solidarietè che permette ai malati di riposare, verbo quiesco, e di stare tranquilli mentre qualcuno si prende cura di loro. Da kwyeh- deriva anche quies, sostantivo della terza A che significa calma, riposo o quiete, che ai miei occhi sembra essere il contrario di patior, ovvero tollelare o sopportare una sofferenza (il pathos!)... Per citare me stesso, poco fa ho scritto che la solidarietè è meglio dell'egoismo quindi, spesso e volentieri, è bene condividere il dolore fisico o morale: provare infatti compassione. Sebbene sembri molto strano, la radice di patior che si è ipotizzato essere peh- e quella di frango, rompere o frangere, che è breg- hanno un significato molto simile: mentre la prima significa colpire, la seconda si può invece tradurre come "rompere". Frango è il verbo latino da cui deriva la nostra fragilitè: fragilitas è infatti la capacitè di essere rotti... Sentimento che spesso porta a star male con sé stessi, magari piangere: ecco il verbo plango, che deriva dal verbo plecto significante biasimare, il quale -sebbene possa così non sembrare- ha una radice completamente diversa da quella di ango... E' infatti plek- che potrebbe significare piegare, inserire o onduleggiare: un altro sostantivo che gli deriva è simplex, formato da sine+plek, che quindi significa non piegato, non lavorato e dunque semplice! Ma superare il virus non è semplice: dobbiamo tutti lavorare e sacrificare una parte di noi stessi per poter, come ha detto la Regina Elisabetta, tornare a girare per Nizza mangiando focaccie del San Siro e saltellando da scuola al Campanon e viceversa. Saluti, Sandy

Bibliografia e Sitografia
Tutti i lemmi offerti dalla professoressa sono stati cercati dapprima nel Dizionario illustrato della lingua latina Bianchi O.Lelli, dono postumo della siddetta Betta, per poi essere confrontati nel Dizionario etimologico (italiano) Pianigiani online, visitabile alla pagina etimo.it. Per quanto riguarda le informazioni relative alle radici indoeuropee, ho consultato en.wiktionary.org che è un progetto della Wikimedia Foundation.
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